Dicembre 2025

Antenne End Fed

Antenne End Fed per le bande 20, 40 e 10 metri

Introduzione

Le antenne end fed (alimentate a un’estremità) sono una soluzione molto diffusa nel radiantismo moderno, specialmente per chi dispone di spazi limitati o desidera un’antenna semplice, efficace e facilmente installabile. In questo articolo tecnico analizzeremo il funzionamento, la progettazione e l’ottimizzazione delle antenne end fed per le bande 20 metri (14 MHz), 40 metri (7 MHz) e 10 metri (28 MHz), con particolare attenzione agli aspetti elettrici e di adattamento d’impedenza.

L’obiettivo è fornire un contenuto tecnico ma chiaro, utile sia ai radioamatori esperti sia a chi desidera approfondire l’argomento.


Cos’è un’antenna End Fed

Un’antenna end fed è un’antenna filare alimentata a una sola estremità, a differenza dei dipoli classici che sono alimentati al centro. Dal punto di vista elettrico, l’alimentazione avviene in un punto ad alta impedenza, che può variare da alcune centinaia fino a diverse migliaia di ohm.

Per rendere compatibile questa impedenza con i 50 ohm tipici dei ricetrasmettitori e delle linee coassiali, è necessario un sistema di adattamento, generalmente costituito da:

  • Trasformatore di impedenza (UNUN)
  • Rete di adattamento LC (meno comune)
  • Sistema di contrappeso o massa RF

Principi di funzionamento elettrico

Impedenza di alimentazione

Un conduttore lungo una frazione di lunghezza d’onda presenta valori di impedenza molto differenti a seconda del punto di alimentazione. Nel caso di alimentazione all’estremità:

  • Tensione RF elevata
  • Corrente RF ridotta
  • Impedenza tipica: 2–5 kΩ

Per questo motivo, le antenne end fed utilizzano comunemente un trasformatore 49:1 o 64:1, in grado di adattare l’alta impedenza dell’antenna ai 50 ohm del sistema radio.


Lunghezze elettriche per 20, 40 e 10 metri

Una delle configurazioni più diffuse è l’antenna end fed multibanda a lunghezza casuale risonante, spesso progettata come multiplo di una mezza onda.

Lunghezze teoriche

BandaFrequenzaLunghezza approssimativa
40 m7,1 MHz~20,1 m
20 m14,2 MHz~10,05 m
10 m28,4 MHz~5,02 m

Una lunghezza comune di circa 20,4 metri consente il funzionamento armonico su 40, 20 e 10 metri con un solo radiatore.


Trasformatore UNUN 49:1

Caratteristiche principali

Il trasformatore 49:1 è generalmente realizzato con:

  • Rapporto di spire: 2:14
  • Toroide in ferrite (tipicamente FT240-43 o FT140-43)
  • Avvolgimento bifilare o trifilare

Questo tipo di UNUN consente un buon adattamento su più bande HF, riducendo il ROS e migliorando il trasferimento di potenza.

Perdite e saturazione

È importante considerare:

  • La potenza massima gestibile
  • Le perdite nel nucleo
  • Il riscaldamento in trasmissione continua

Per utilizzi QRP sono sufficienti nuclei più piccoli, mentre per potenze superiori ai 100 W è consigliato l’uso di nuclei di grandi dimensioni.


Contrappeso e corrente di modo comune

Un aspetto critico delle antenne end fed è la gestione della corrente di ritorno. In assenza di un contrappeso adeguato:

  • Il cavo coassiale può irradiare
  • Aumenta il rumore ricevuto
  • Si possono verificare rientri RF in stazione

Soluzioni consigliate

  • Contrappeso da 0,05–0,1 λ
  • Choke RF (balun di corrente) sul coassiale
  • Messa a terra RF dedicata

Diagramma di radiazione

Il diagramma di radiazione di un’antenna end fed dipende da:

  • Altezza dal suolo
  • Lunghezza del filo
  • Banda operativa

In 40 metri, installazioni basse favoriscono la radiazione NVIS, mentre in 20 e 10 metri, con altezze superiori a 8–10 metri, si ottengono angoli di radiazione più bassi, ideali per il DX.


Schemi elettrici descritti

Schema elettrico di principio di un’antenna End Fed

Dal punto di vista elettrico, un sistema end fed per HF è composto dai seguenti blocchi funzionali:

  1. Ricetrasmettitore (50 Ω)
  2. Linea di trasmissione coassiale (tipicamente RG-58, RG-213 o equivalente)
  3. Choke RF / Balun di corrente 1:1 sul coassiale
  4. Trasformatore di impedenza UNUN 49:1
  5. Elemento radiante filare
  6. Contrappeso o massa RF

In forma descritta, lo schema può essere rappresentato come:

RTX 50Ω ── Coassiale ── Choke RF ── UNUN 49:1 ── Filo radiante (λ/2)
                                      │
                                      └── Contrappeso / Terra RF

Il choke RF è fondamentale per bloccare le correnti di modo comune sul coassiale, mentre l’UNUN svolge la funzione di adattamento tra l’alta impedenza del punto di alimentazione e i 50 Ω del sistema.


Schema del trasformatore UNUN 49:1 (descritto)

Il trasformatore 49:1 è generalmente realizzato come autotrasformatore RF su nucleo in ferrite.

  • Avvolgimento primario: 2 spire
  • Avvolgimento secondario: 14 spire
  • Rapporto di tensione: 1:7
  • Rapporto di impedenza: 1:(7²) = 1:49

Schema concettuale:

Ingresso 50Ω ──┬── 2 spire ──┬──────────┐
                │              │          │
                └──────────────┴─ 14 spire┴── Uscita alta Z

Il punto comune tra primario e secondario costituisce il riferimento verso massa RF o contrappeso.


Formule di calcolo utili

Lunghezza dell’antenna

La lunghezza teorica di una mezza onda è:

L (m) = 150 / f (MHz)

Per tener conto del fattore di velocità del conduttore e dell’ambiente reale:

L corretta = (150 / f) × K

Dove K è tipicamente compreso tra 0,95 e 0,98.

Esempio per i 40 metri (7,1 MHz):

L = (150 / 7,1) × 0,95 ≈ 20,1 m


Rapporto di trasformazione dell’UNUN

Il rapporto di impedenza di un trasformatore RF è dato da:

Z₂ / Z₁ = (N₂ / N₁)²

Dove:

  • Z₁ = impedenza lato RTX (50 Ω)
  • Z₂ = impedenza lato antenna
  • N₁ = numero di spire primarie
  • N₂ = numero di spire secondarie

Con N₂/N₁ = 7:

Z₂ = 50 × 7² = 2450 Ω

Valore tipico per un’antenna end fed a mezza onda.


Lunghezza del contrappeso

Una lunghezza efficace del contrappeso è:

Lcp = (λ / 20) ÷ (λ / 10)

In metri:

Lcp ≈ (7–14 m) per la banda dei 40 m

Valori inferiori sono comunque utilizzabili, ma con maggiore probabilità di correnti indesiderate sul coassiale.


Riferimenti normativi e tecnici

Normativa radioamatoriale

  • CEPT T/R 61-01 – Raccomandazione per l’autorizzazione radioamatoriale
  • CEPT ECC/REC/(05)06 – Compatibilità elettromagnetica (EMC)
  • ITU-R RR Art. 25 – Servizio di radioamatore

Norme tecniche e sicurezza

  • IEC 62368-1 – Sicurezza delle apparecchiature elettroniche
  • EN 50385 – Esposizione umana ai campi elettromagnetici
  • Direttiva 2014/30/UE (EMC)

Nel caso di antenne end fed, è importante considerare l’elevata tensione RF presente al punto di alimentazione, specialmente con potenze superiori ai 100 W.


Testi tecnici di riferimento

  • ARRL Antenna Book
  • RSGB Radio Communication Handbook
  • ON4UN – Low-Band DXing
  • Sevick – Transmission Line Transformers

Vantaggi e svantaggi delle antenne End Fed

Vantaggi

  • Installazione semplice
  • Un solo punto di alimentazione
  • Facilmente occultabile
  • Buone prestazioni multibanda

Svantaggi

  • Alta tensione RF al punto di alimentazione
  • Necessità di buon choke RF
  • Efficienza dipendente dall’installazione

Ottimizzazione e misure

Per ottenere le migliori prestazioni:

  • Utilizzare un antenna analyzer per la taratura
  • Misurare il ROS su tutte le bande
  • Ottimizzare la lunghezza del filo con tagli progressivi
  • Verificare la presenza di correnti di modo comune


Conclusioni

Dal punto di vista tecnico e normativo, le antenne end fed per 20, 40 e 10 metri rappresentano una soluzione pienamente compatibile con l’attività radioamatoriale, purché realizzate nel rispetto delle buone pratiche di progettazione RF e delle normative EMC.

L’uso corretto di trasformatori di impedenza, choke di corrente e adeguati contrappesi consente di ottenere sistemi efficienti, sicuri e con prestazioni prevedibili.

L’approccio analitico, supportato da formule di calcolo e riferimenti tecnici autorevoli, permette al radioamatore di comprendere a fondo il comportamento dell’antenna e di ottimizzarla in funzione del proprio contesto operativo.

Le antenne end fed per le bande 20, 40 e 10 metri rappresentano un eccellente compromesso tra semplicità costruttiva ed efficacia operativa. Se correttamente progettate e installate, possono offrire prestazioni comparabili a soluzioni più complesse, rendendole ideali per stazioni fisse, portatili e QRP.

Un’attenzione particolare all’adattamento d’impedenza, al contrappeso e alla gestione delle correnti RF è la chiave per sfruttare appieno questo tipo di antenna.

Le antenne nel radiantismo: principi di base e costruzioni più comuni

Le antenne rappresentano uno degli elementi più importanti di una stazione radioamatoriale. Spesso si investe molto in apparati ricetrasmittenti moderni, ma è l’antenna – insieme alla sua corretta installazione – a determinare in larga misura le reali prestazioni del sistema.

Questo articolo ha lo scopo di fornire una panoramica generalizzata e introduttiva sulle principali tipologie di antenne per uso radioamatoriale, sui principi di funzionamento e sulle logiche costruttive più diffuse, senza entrare in calcoli complessi o progetti specifici.


Cos’è un’antenna e perché è così importante

Un’antenna è un dispositivo che permette di trasformare un segnale elettrico ad alta frequenza in onde elettromagnetiche irradiate nello spazio (trasmissione) e viceversa (ricezione). In termini semplici, l’antenna è il “ponte” tra la radio e l’etere.

Un’antenna ben progettata e ben installata può offrire risultati nettamente superiori rispetto a un’antenna improvvisata, anche utilizzando la stessa potenza di trasmissione. Altezza dal suolo, posizione, lunghezza corretta e adattamento di impedenza sono fattori determinanti.


Principi di base delle antenne radioamatoriali

Lunghezza elettrica

La maggior parte delle antenne radioamatoriali è basata su frazioni della lunghezza d’onda della frequenza di utilizzo. Le configurazioni più comuni sono:

  • ¼ d’onda
  • ½ onda
  • 5/8 d’onda

La lunghezza fisica reale dell’antenna dipende anche dal materiale utilizzato e dal cosiddetto fattore di velocità, motivo per cui spesso è necessario un piccolo aggiustamento finale (taratura).

Risonanza

Un’antenna è detta risonante quando presenta il miglior compromesso tra efficienza e adattamento alla frequenza di lavoro. In risonanza, le perdite sono minori e l’energia viene irradiata in modo più efficace.

Impedenza e ROS (SWR)

Per trasferire al meglio la potenza dal trasmettitore all’antenna è necessario che l’impedenza sia correttamente adattata (tipicamente 50 ohm). Un cattivo adattamento si manifesta con un ROS elevato, che può ridurre l’efficienza e, nei casi peggiori, danneggiare l’apparato.


Materiali comunemente utilizzati

Uno degli aspetti più affascinanti del radiantismo è la possibilità di autocostruire antenne con materiali semplici ed economici:

  • Filo di rame o rame stagnato
  • Tubo di alluminio o acciaio
  • Cavo coassiale
  • Isolatori in plastica o ceramica
  • Supporti in vetroresina o PVC

La scelta del materiale influisce sulla robustezza meccanica, sulla durata nel tempo e, in parte, sul comportamento elettrico dell’antenna.


Tipologie di antenne più diffuse

Antenne filari (wire antenna)

Sono tra le più semplici ed economiche. Possono essere installate in configurazioni orizzontali, verticali o inclinate. Alcuni esempi comuni:

  • Dipolo a mezz’onda
  • Inverted V
  • End-fed
  • Long wire

Sono molto apprezzate per le bande HF grazie alla loro versatilità e facilità di realizzazione.

Antenne verticali

Le antenne verticali occupano poco spazio e offrono un diagramma di radiazione omnidirezionale. Sono spesso utilizzate per collegamenti a lunga distanza (DX), specialmente se dotate di un buon sistema di radiali.

Antenne direttive

Le antenne direttive, come le Yagi o le log-periodiche, concentrano l’energia in una direzione specifica, aumentando il guadagno. Richiedono strutture di supporto più complesse, come tralicci o pali, ma offrono prestazioni elevate soprattutto in VHF e UHF.


Installazione e ambiente

L’ambiente circostante influisce notevolmente sulle prestazioni dell’antenna. Ostacoli, edifici, alberi e terreno possono modificare il diagramma di radiazione e l’impedenza.

Alcune buone pratiche includono:

  • Installare l’antenna il più in alto possibile
  • Mantenere distanza da strutture metalliche
  • Utilizzare cavo coassiale di buona qualità
  • Proteggere le connessioni dagli agenti atmosferici

Taratura e sperimentazione

La costruzione di un’antenna non termina con il montaggio. La fase di taratura è fondamentale e spesso richiede piccoli aggiustamenti sulla lunghezza o sulla configurazione. Strumenti come ROSmetri e analizzatori d’antenna semplificano notevolmente questa operazione.

La sperimentazione è parte integrante del radiantismo: provare, modificare e confrontare i risultati permette di acquisire esperienza pratica e migliorare continuamente le proprie installazioni.


Conclusione

Le antenne per uso radioamatoriale rappresentano un perfetto equilibrio tra teoria, pratica e creatività. Anche con risorse limitate è possibile realizzare sistemi efficienti e performanti, imparando nel frattempo i principi fondamentali delle telecomunicazioni.

Che si tratti di una semplice antenna filare o di una struttura più complessa, l’autocostruzione rimane uno degli aspetti più gratificanti e formativi del mondo radioamatoriale.

Radio Amatoriali

Le radio utilizzate dai radioamatori: guida divulgativa e tecnica

La radioamatorialità è un’attività tecnica e culturale che permette di comunicare via radio utilizzando frequenze radiomatoriali assegnate a livello internazionale. Al centro di questa attività ci sono le radio ricetrasmittenti per radioamatori, strumenti progettati per trasmettere e ricevere segnali radio in diverse bande di frequenza.

In questa guida proponiamo una panoramica chiara e tecnica delle principali radio utilizzate dai radioamatori, con l’obiettivo di aiutare sia chi si avvicina per la prima volta a questo mondo, sia chi desidera una visione d’insieme.


Cosa sono le radio per radioamatori

Le radio per radioamatori sono ricetrasmettitori, cioè apparati in grado sia di ricevere sia di trasmettere segnali radio. A differenza delle radio commerciali, questi dispositivi consentono un controllo avanzato dei parametri di trasmissione, come frequenza, potenza, larghezza di banda e tipo di modulazione.

L’uso di tali apparati è regolamentato e richiede il conseguimento di una licenza radioamatoriale, che garantisce l’accesso alle bande dedicate.


Ricetrasmettitori HF: comunicazioni a lunga distanza

Le radio HF (High Frequency) operano nelle bande comprese tra 1,8 e 30 MHz. Sono particolarmente apprezzate perché permettono comunicazioni a grande distanza, anche intercontinentali, sfruttando la propagazione ionosferica.

Caratteristiche principali:

  • utilizzo di modi di emissione come SSB, CW, AM e modi digitali;
  • elevata sensibilità in ricezione;
  • necessità di antenne dedicate e di una buona conoscenza della propagazione radio.

Le radio HF rappresentano il cuore dell’attività radioamatoriale più tradizionale e sperimentale.


Radio VHF e UHF: comunicazioni locali e ripetitori

Le radio VHF (Very High Frequency) e UHF (Ultra High Frequency) sono tra le più diffuse, specialmente nelle bande 144–146 MHz e 430–440 MHz.

Questi apparati sono ideali per:

  • comunicazioni locali e regionali;
  • collegamenti tramite ripetitori radioamatoriali;
  • utilizzo in ambito urbano, mobile o portatile.

Grazie alla relativa semplicità d’uso, le radio VHF/UHF sono spesso il primo apparato acquistato da un nuovo radioamatore.


Apparati portatili (Handheld)

Gli apparati portatili, noti anche come HT (Handheld Transceiver), sono radio compatte alimentate a batteria, progettate principalmente per le bande VHF e UHF.

Vantaggi principali:

  • facilità di utilizzo;
  • peso e dimensioni ridotte;
  • ideali per attività all’aperto, eventi e protezione civile.

La potenza limitata viene compensata dall’uso dei ripetitori, rendendo questi apparati estremamente versatili.


Radio multibanda e multimodo

Molti radioamatori scelgono radio multibanda, capaci di operare su HF, VHF e UHF con un unico apparato. Queste radio offrono grande flessibilità operativa e sono adatte sia alla stazione fissa sia all’uso mobile.

Spesso includono:

  • supporto ai modi digitali;
  • connessione a computer per il controllo e il logging;
  • funzioni avanzate di filtraggio e gestione del segnale.

Come scegliere una radio per radioamatori

La scelta di una radio dipende da diversi fattori:

  • tipo di frequenze radiomatoriali che si desidera utilizzare;
  • livello di esperienza;
  • spazio disponibile per antenne e installazione;
  • budget.

Non esiste una radio “migliore” in assoluto, ma l’apparato più adatto alle proprie esigenze operative.


Conclusione

Le radio utilizzate dai radioamatori sono strumenti tecnologici che permettono di esplorare il mondo delle comunicazioni radio, dalla sperimentazione tecnica alle comunicazioni di emergenza. Dalle radio HF per i collegamenti a lunga distanza ai portatili VHF/UHF per l’uso quotidiano, ogni apparato rappresenta un modo diverso di vivere la radioamatorialità.

Questa panoramica offre una base solida per comprendere le principali tipologie di radio e il loro utilizzo sulle frequenze radiomatoriali.